HANTAVIRUS:COS'E' E QUALI RACCOMANDAZIONI SEGUIRE,ANCHE PER I DONATORI
Da qualche giorno l’Organizzazione mondiale della sanità ha segnalato un focolaio a bordo di una nave da crociera. Proviamo a capire di più su questa nuova infezione e, soprattutto, perché non ci sarebbero rischi per le attività trasfusionali
Qualcuno ha pensato potesse trattarsi di un “nuovo Covid” e in effetti le prime notizie uscite sull’argomento, seppur involontariamente, non hanno contribuito a tranquillizzare gli animi, anzi. Tuttavia, la questione dell’Hantavirus potrebbe rivelarsi meno grave del previsto o, quantomeno, assai più gestibile rispetto alla pandemia che ha contraddistinto gli anni passati. Anche per quanto riguarda le attività trasfusionali. Ma facciamo un passo alla volta.
A inizio maggio l’Organizzazione mondiale della sanità ha segnalato un focolaio di Hantavirus su una nave da crociera con quasi 150 passeggeri a bordo più una sessantina di membri dell’equipaggio. Parliamo di forme di virus, già conosciuti dal 1952, che infettano i roditori e, come riporta il sito dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), “vengono occasionalmente trasmessi all’uomo”. Nel caso avvenisse l’infezione, questa potrebbe manifestarsi con forme gravi, a volte anche letali, pur variabili in funzione del tipo di virus e dell’area geografica in cui si sviluppa. Diverse specie di Hantavirus, infatti, possono causare malattie nell’uomo, tra cui i virus Andes (ANDV, quello individuato sulla nave) e Sin Nombre (SNV) nelle Americhe e i virus Puumala e Dobrava in Europa. Nelle Americhe, l’infezione è nota per causare la sindrome cardiopolmonare da Hantavirus (HCPS), una condizione a rapida progressione che colpisce polmoni e cuore, mentre in Europa e in Asia gli Hantavirus sono noti per causare la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), che colpisce principalmente i reni e i vasi sanguigni.
Tuttavia, sempre stando a quanto diffuso dall’ISS, le infezioni da Hantavirus sono rare a livello globale. Nel 2025, nella Regione delle Americhe, otto Paesi hanno segnalato 229 casi e 59 decessi, mentre nella Regione europea, nel 2023, sono state segnalate 1885 infezioni (0,4 per 100.000 abitanti), segnando il tasso più basso osservato tra il 2019 e il 2023. Ad oggi non ci sono segnalazioni di casi umani di infezione sul territorio italiano.
La trasmissione di questi virus avviene principalmente attraverso un contatto stretto e prolungato o toccando superfici contaminate. Possono essere più esposte le persone impegnate in attività come la pulizia di edifici infestati, anche se la maggior parte delle volte i casi umani vengono segnalati in ambienti rurali come foreste, campi e fattorie. La trasmissione tra esseri umani ad oggi è documentata molto raramente e solo per il virus Andes, quello segnalato sulla nave da crociera, diffuso in particolare in Argentina e Cile. Per quanto non esista un trattamento antivirale specifico, le azioni di prevenzione prevedono il monitoraggio clinico e la gestione di eventuali complicanze respiratorie, cardiache e renali.
Ma ci sono rischi per i donatori di sangue e plasma e, in particolare, per chi riceve trasfusioni di emocomponenti? Come spiega il dottor Giovanni Garozzo, specialista in Ematologia e consulente sanitario di AVIS Nazionale, «donatrici e donatori possono stare tranquilli perché non si hanno notizie su una possibile trasmissione del virus attraverso la trasfusione di sangue, quindi anche le terapie trasfusionali non sono in pericolo. Senza dimenticare che, almeno per ora, le prime infezioni sembrerebbero circoscritte tra i passeggeri della nave, tra cui non ci sono nostri connazionali».
C’è un effettivo rischio di contagio? E nel caso, quale sarebbe? «Come segnalato già dall’ECDC (il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie dell’Unione europea, ndr) e dallo stesso ISS, il rischio che questo focolaio si propaghi sul territorio europeo e quindi anche italiano è estremamente basso – prosegue – In ogni caso, il virus non si trasmette facilmente quindi è assai improbabile che si scateni un’epidemia diffusa come quella che purtroppo abbiamo vissuto con il Covid. Attualmente, i quattro italiani che su un volo internazionale erano seduti in file lontane da un passeggero della nave crociera risultato positivo all’infezione, sono in isolamento fiduciario a domicilio. Tutti e quattro, come dice una nota dello stesso Ministero, stanno bene».
Inoltre, come ribadisce l’ECDC, “il serbatoio naturale di Hantavirus non è presente in Europa, quindi non si prevede l’introduzione del virus nella popolazione di roditori, né una potenziale successiva trasmissione dai roditori all’uomo”.
Possiamo tuttavia fornire qualche indicazione per prevenire possibili infezioni? «I suggerimenti sono quelli che si potrebbero dare per contrastare qualsiasi contagio di malattie respiratorie – conclude Garozzo – dall’igiene delle mani all’utilizzo della semplice mascherina chirurgica, se ci si trova vicino a un soggetto infetto, fino alla pulizia degli ambienti domestici e dei luoghi di lavoro».
Proprio per fornire un supporto concreto e trasmettere tutte le info necessarie, il Ministero della Salute ha inviato a Regioni, autorità sanitarie nazionali competenti e USMAF (gli Uffici di sanitò marittima, aerea e di frontiera) la circolare “Focolaio di hantavirus tipo Andes a bordo della nave da crociera MV Hondius: aggiornamento della situazione e indicazioni di sanità pubblica”.
Come ribadisce lo stesso Centro nazionale sangue in una nota ufficiale, “la situazione viene attentamente monitorata e al momento non ci sono indicazioni specifiche relativamente alla donazione di sangue ed emocomponenti, se non quanto già contemplato nella normativa trasfusionale vigente”.
